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64 commenti

  • Ed scrive:
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    Stavolta non sono affatto d'accordo! Parliamo di gente che ha bisogno e che senza questa opzione sarebbe obbligata a rivolgersi agli strozzini! O di gente che vuole fare una scelta (per esempio comprare casa ora, anziché da pensionato). È giusto che si possa scegliere ed è giusto che in quel caso si debba rinunciare alle agevolazioni fiscali previste per chi invece si costruisce une previdenza. R. Rispetto il suo punto di vista, ma proprio perché si tratta di lavoratori particolarmente bisognosi mi pare molto sbagliato tassarli più dei non bisognosi.

  • gabrielik scrive:
    alle 09:24

    e poi ci sono quelli che lavorano per piccolissime imprese che se solo chiedessero il TFR in busta, metterebbero il datore di lavoro a gambe all'aria, rischiando di perdere il lavoro.

  • Andrea Chiari scrive:
    alle 10:34

    Sulla tassazione si può discutere ma non si tratta di un aggravio da strozzini. Mi sembra che l'opinione di Gilioli sia in qualche modo affratellata con certi indirizzi ideologici novecenteschi per cui la virtù (il risparmio di fine lavoro) andava imposta per legge e i consumi si differenziavano tra essenziali e voluttuari, con piani quinquennali che stabilivano cosa fossero gli uni e cosa fossero gli altri, con poco spazio alla libertà di scelta. Insomma uno stato-mamma che non solo ti forniva adeguate sicurezza (e qui siamo tutti d'accordo) ma in qualche misura ti imponeva determinati comportamenti e definiva la virtuosità (e quindi la effettiva perseguibilità) delle scelte di vita e di consumo. Ci sono ancora nostalgici di regimi in cui - si diceva - i libri e i concerti costano poco mentre se vuoi l'automobile e disdegni il trasporto collettivo devi pagare molto o moltissimo (o non ci arrivi). Chiamiamola società regolata ma forse, prescindendo dall'ideologia (perché indirizzi di questo tipo potrebbero venire da ideologie diverse o anche opposte) una società moralmente indirizzata. La libertà di scelta che ora si offre al lavoratore, certo con un aggravio fiscale, può venire incontro a concrete esigenza. Non possiamo dire al lavoratore che ha bisogno: no, non hai diritto all'anticipo perché sei un poveraccio su cuii lo stato lucra. Questo lavoratore potrebbe risponderti: fatti i cazzi tuoi che ai miei interessi ci penso io. Ugualmente con la pensione retributiva: se alla fine del lavoro mi viene restituito solo quello che ho versato (o che ha versato il datore di lavoro in virtù dei contratti) perché mai devo essere costretto a un rapporto con l'INPS e non farmi una previdenza privata? Capisco l'obiezione, stupioda ma inevitabile e terroristica: questo è un discorso di destra! Ma no, la libertà, accompagnata da giusti diritti e da tutele meritate, è di sinistra. Ricordiamoci le tre parole della rivoluzione francese. Spesso a sinistra abbiamo dimenticato la prima.

    R. Ogni opinione è lecita, ma quello che davvero trovo inaccettabile è il rovesciamento completo tra ideologia e concretezza. Qui l'ideologia c'è, infatti: ed è di coloro che, senza guardare gli effetti pratici sulla vita delle persone di una scelta politica, la difendono in nome della "libertà di scelta". Che sarebbe tale, concretamente, solo se non ci fosse il pizzo della tassazione maggiore. E che invece così diventa puro ricatto posto ai più bisognosi: i quali potranno prendersi un po' di contanti subito, ma lasciando allo Stato una parte maggiore di quanti sarebbero se queste persone non fossero urgentemente bisognose. Ideologia è proprio non vedere la concretezza di questo ricatto pratico, reale. Guardi, per esempio: io, come lavoratore dipendente ad alto reddito, posso permettermi di dire no, a questo ricatto, incassando quindi il Tfr pieno; domani chiedo alle signore delle pulizie del mio ufficio, che ogni mattina mi raccontano le loro tribolazioni, se invece accetteranno la tagliola. Detta diversamente: nella pratica, nella concretezza, questa norma avvantaggia i più ricchi, ai quali la liquidazione verrà tassata in regime agevolato, rispetto ai più poveri, che sono costretti dalla propria povertà a rinunciare a queste agevolazioni.

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    scrive:
    alle 10:43

    Fondamentalmente una truffa, ma cosa ci si poteva aspettare da i'Rrenzi?

  • spago scrive:
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    La "maggiore" tassazione è in realtà la normale tassazione di tutto il resto dello stipendio, mentre la minore tassazione del TFR è legata al fatto di usare quei soldi per uno scopo particolare, che comprende il non essere liberi di usare quei soldi, che sono propri, ne come ne quando si vuole. Si dà un incentivo al risparmio, e quando il risparmio non c'è l'incentivo decade, è pura logica.

    Inoltre la libertà non è mai formale: chi ha bisogno di liquidità troverà un mezzo in più per soddisfare questo bisogno e questo è positivo. Il bisogno è - per ipotesi - reale e urgente, chiede di essere risolto e senza questo provvedimento avrebbero più difficoltà a risolverlo. Se hanno a disposizione mezzi che gli sembrano migliori useranno quelli, se preleveranno il TFR significherà che avranno giudicato questa l'opzione migliore.

    Anzichè lo stato paternalista che decide su cosa sia meglio per te, per es. stringere i denti oggi per avere il tfr domani, avremo il lavoratore che si autodetermina. Come ogni persona si autodetermina dentro a delle cirocostanze, che possono essere di difficoltà e bisogno, ma più libertà gli garantisce più opzioni. E la cosa più importante in assoluto è affermare che il luogo della decisione sulla mia vita sono io e non gli uffici politici e burocratici e dello stato..

    Naturalmente meglio sarebbe che uno potesse tenersi normalmente tutto il suo stipendio senza essere corcato di tasse..

    R. Anche lei, tuttavia, mi casca un po' nella discussione tutta ideologica dello Stato papà versus la libertà di scelta. Mentre quello che è in discussione nel post è una cosa molto concreta, cioè la maggior tassazione per chi è mosso dall'urgenza dei suoi bisogni. Questo post non è sulla libertà di scelta, è sulla maggiore tassazione. Non l'avrei scritto se la libertà di scelta avvenisse a pari condizioni fiscali.

  • onoda scrive:
    Abito in shantung nocciola qqFTMuAA

    Non vada in vacanza! Ė in uno stato di grazia, c'ė bisogno di pensiero laterale!

  • Italiote scrive:
    alle 11:02

    Parlare invece di un TFR che possa essere erogato in busta paga sembrerebbe fornire la possibilità di sinergie con la delocalizzazione della contrattazione salariale (e riduzione del potere contrattuale).

    In tali casi sussisterebbe apparentemente una "occasione" per cui la riduzione dei salari possa venire compensata dalla corrispondente componente TFR ( presumibilmente opzionale).

    Condizione ipotetica ma verificabile monitorandola percentuale di dipendenti in un centro produttivo che faccia ricorso a tale "opzione".

    Magari poi ci si accingerà a risolvere tale dilemma constatando che un numero consistente di dipendenti ( casualmente ) siano risultati disposti ad accettare tali condizioni (si suppone in funzione della casuale perdita di potere contrattuale)​a fronte delle moralsuasion (che anche a mezzo stampa) continuamente reiterano le profonde riflessioni di imprenditoricosmopoliti.

  • volty scrive:
    alle 11:13

    E se facessimo un bel calcolo? Il tfr incassato adesso può fruttare di più rispetto il tfr non incassato?

    (e solo una domanda) -----------------

    Ma quelli che avrebbero «urgenza», da dove avrebbero pigliato se non ci fosse questa, vista l'urgenza, appunto?

  • volty scrive:
    alle 11:19

    di gusto

    ah, rispetto il gusto del «non è giusto»: non sarebbe neanche giusto che chi ha bisogno paghi interessi anche sui prestiti regolare, non sarebbe neanche giusto che chi ha bisogno restituisca quello di cui ha bisogno.

    sarebbe giusto se tutto fosse giusto, solo che per decidere (chi ha realmente bisogno) bisognerebbere mettere in piedi commissioni (che costano, costano)

  • Berluscameno scrive:
    alle 11:20

    TFR anche per tutto il Paese Italia ? Come al solito l’ Italia (per colpa dell’ideologia al potere)è il fanalino di coda. Irlanda e Spagna fuori dalla attuale crisi economica. Il mercato europeo del mattone(unica speranza per uscire dalla crisi recessiva e deflattiva in Italia ) viaggia a due velocità, tra nord che corre lontano dalla crisi e sud ancora impigliato nelle maglie della recessione. Ma oggi ampie differenze emergono anche tra i Paesi del sud Europa, in particolare tra Spagna e Italia. Non solo. Anche l'Irlanda, fino a non molti mesi fa nel gruppo dei Paesi in crisi, ha cambiato decisamente percorso. Irlanda, Spagna e Italia allora a che punto della ripresa si trovano e quali sono le prospettive per il prossimo anno? Spicca l'attuazione delle riforme messe a punto in Spagna e Irlanda, "a differenza dell'Italia", per favorire la ripresa "vera". Iter che ha portato gli investitori a essere più fiduciosi sulla futura ripresa della domanda in questi Paesi. In particolare in Irlanda e Spagna è stata creata una “Bad Bank” che è stata capitalizzata da tutti gli Stati europei, Italia compresa(perché nessuno lo dice?). Nel secondo quarter 2014 in Spagna i volumi degli scambi nel real estate “commercial” hanno sfiorato i due miliardi di euro, in Italia ci si è fermati a meno di un milione e in Portogallo a circa 300 milioni. Irlanda e Spagna si avviano a una chiusura eccezionale quest'anno, superiore al livello record raggiunto nel precedente picco. In un panorama europeo in cui la crescita del mercato” real estate “(fatturato delle agenzie immobiliari) continua in maniera sostenuta. La Spagna si avvia a una chiusura d'anno con 9 miliardi di volumi di fatturato nel “real estate “. “Dalla metà del 2013 la Spagna ha fatto uno scatto in avanti rispetto all'Italia grazie ad alcuni fattori che si sono rivelati determinanti –dice Patricio Palomar Murillo, director Cbre a Madrid - . L'"incertezza nella nostra economia" (ma non di quella italiana!) è andata scemando e la domanda degli investitori è salita molto. Dai 2,4 miliardi di euro di volumi complessivi nel 2012 si è passati ai 4,9 miliardi dell'anno scorso e le stime propendono per una chiusura del 2014 a quota 9,3 miliardi. (In Spagna sia agisce , in Italia si "sogna il fare ". Raddoppieremo i volumi che a fine 2014 si registreranno in Italia”. Quali i motivi di questo netto e repentino miglioramento? “Una buona politica – dice l'intervistato -. Il governo ha creato nuovi veicoli di investimento, con tasse efficienti e proporzionate. Le "Socimi", molto simili ai "Reit inglesi e americani", hanno attirato l'interesse di molti investitori e sono state un successo. In Spagna è più facile investire adesso per investitori “value added” (che usano una metodologia per il calcolo del rendimento di un investimento) e “core plus”, oltre agli opportunistici che sono stati i primi ad arrivare. Secondo il "consensus" l'attesa di canoni in crescita per le locazioni nel settore commerciale (ossia tutto ciò che non è residenziale) vede Madrid seconda solo a Dublino, seguita poi da Londra (London west end) e da Barcellona”. Ed è atteso un grande aumento tra il 2018 e il 2019. “In sostanza la Spagna ha messo in atto una serie di politiche economiche per attrarre capitali – dice Murillo -, dalla "Bad Bank" (di qualche giorno fa la notizia del "deal "da 40 miliardi di euro) alle vendite pubbliche, dall'introduzione della “Golden visa” a una legislazione più semplice”ed attrattiva aper gli investitori. E i prezzi poi avevano raggiunto il punto di minimo, come in Italia. Nel segmento uffici la domanda sostenuta (soprattutto per "relocation") e i prezzi che hanno toccato il fondo hanno spinto gli investitori ad assumere posizioni aggressive. “Spagna e Irlanda negli anni della “crisi immobiliare” hanno fermato tutti i cantieri, l'Italia no – dice Murillo -. Per cui da noi la domanda ha messo sotto pressione il mercato”. Anche il "retail"(vendita diretta al consumatore ) in Spagna va bene. Sta migliorando l'occupazione e salgono i consumi del 7% sul 2013. Arrivano quindi investitori specializzati come Unibail, Corio, Sonae e il segmento registrerà volumi pari a 3,5 miliardi a fine 2014. Molte le grandi transazioni:"Marinedda city" per 260 milioni di euro e" Islad azul "acquistato da TH Real estate (che gestisce 900 milioni di euro nella penisola iberica) per 230 milioni di euro. “Grande differenza con l'Italia è che il "nostro governo" ha venduto proprietà in “sale and leaseback”, razionalizzando le spese per rifinanziare il Paese” conclude Murillo. Per esempio il gigante Usa "Logicore" ha fatto shopping in Spagna prima e adesso guarda l'Italia( speriamo che non sia scoraggiato da quello che vede o legge su di Noi!). Irlanda esempio virtuoso. Ma più della Spagna ha fatto l'Irlanda. E' salito in maniera considerevole il volume degli" investimenti immobiliari "nel Paese, oggi in aumento del 19% da prima della crisi del 2007. Sono stati, infatti, pari a 3,63 miliardi di euro gli investimenti in termini di transazioni dirette nei 12 mesi finiti al 30 settembre 2014, il doppio di un anno prima secondo una ricerca di Real Capital Analytics. Cifra che peraltro è anche ben superiore ai tre miliardi registrati prima del 2007. “All'indomani dell'inizio della crisi i valori del mattone nel nostro Paese si sono dimezzati – dice Marie Hunt di Cbre a Dublino -. E sul mercato si sono riversati molti immobili da comprare. Prima del picco il mercato era dominato da investitori domestici, oggi è equamente diviso al 50% internazionali e investitori domestici. Nel Paese gli sviluppi si sono bloccati completamente, e la forte domanda ha fatto pressione sui prezzi portandoli di nuovo a salire. L'anno si chiuderà con volumi di scambio a quota quattro miliardi di euro, in crescita del 70% su un anno prima. Grazie anche alla forte ripresa dell'economia trainata dal mattone. Nel terzo quarter 2014 il Gdp è aumentato del 7,7%. E anche la "Bad Bank Nama" ha fatto la sua parte”. L'Italia soffre di troppo immobilismo e di ideologia "superata". E l'Italia? Il volume degli investimenti immobiliari nei primi nove mesi del 2014 si è attestato a circa 2,7 miliardi di euro, il 7% in meno sullo stesso periodo dello scorso anno. La lentezza nel perfezionare gli investimenti immobiliari insieme a una "carenza di prodotto " ossia di appartamenti e di immobili commerciali (che non possono essere più costruiti a causa della crisi attuale ) "riduce"-di fatto -la possibilità di acquisire asset di grandi dimensioni, e questo ha contribuito al risultato negativo. Recita un report di Cbre. “Oggi il nostro Paese Italia può annunciare una serie di riforme per ritrovare la competitività in un orizzonte temporale di medio termine – dice Paolo Bellacosa, managing director di Cbre in Italia -. La riforma del lavoro finalizzata a una maggiore flessibilità e la riforma istituzionale finalizzata ad avere un'unica camera legiferante ed evitare la sovrapposizione tra governo centrale e quello periferico. Un impatto diretto sul mercato immobiliare arriverà dalla sostanziale equiparazione del regime "Siiq italiano" a quello europeo, dalla"liberalizzazione delle grandi locazioni commerciali" e dalla possibilità per le compagnie di assicurazione di finanziare direttamente investimenti immobiliari con strumenti di debito. Penso che questo insieme di elementi possa creare le basi per un mercato più “investor friedly” e quindi aumentare la liquidità del nostro mercato. Sento molte voci che invocano l'arrivo dei capitali di lungo periodo” e core”, ma il nostro mercato presenta ancora forti caratteristiche opportunistiche anche nell'abito dell'edilizia residenziale : basta vedere la situazione macroeconomica e lo "stock immobiliare" sul mercato che per la stragrande maggioranza presenta caratteristiche tipiche di mercato“value added” molto positivo.

  • Luca Segantini scrive:
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    La questione dello stato "papà" (o mamma) è sempre d'attualità: se i 60 milioni di italiani (tranne una minoranza acculturata e quindi più razionale nelle proprie scelte) farebbe scelte dannose, per sè e per il Paese, se lasciata libera di autodeterminarsi in tutto, che si fa? Le leggi ci sono per tante cose e molte di esse limitano la libertà personale per il maggior bene della libertà collettiva o anche per limitare il diritto dell'individuo ad auto-danneggiarsi (vedi cinture di sicurezza, casco, o tasse su sigarette o alcol). Il maggior onere sull'incasso immediato del TFR, a fronte dell'accantonamento virtuoso in vista della pensione, è mio avviso assimilabile a queste leggi. Ha l'obiettivo di scoraggiare l'uso immediato di risorse che SI SA GIÀ saranno necessarie e ben più utili in futuro. Poi, mettere in prospettiva queste decisioni nel contesto del casino attuale in Italia è utile e necessario, e porta magari perfino a rovesciare questo principio di base (cosa che mi sembra faccia Gilioli). Il problema è la mancanza di capacità decisionale della maggioranza degli italiani, dovuta a scarsa educazione civica, a una mentalità storicamente arretrata e a 20 anni di Berlusconi, che distorce qualsiasi valutazione di principio su provvedimenti presi fuori dal contesto.

  • PIPPO scrive:
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    Si sono strozzini senza dignità!!!!! Va aggiunto a tutto questo che i più bisognosi, ritirando il TFR in busta ogni mese, perdono anche la misera rivalutazione annuale. Altra manovra miserabile e delinquenziale è lo sgravio per 3 anni dei contributi previdenziali per gli imprenditori che assumono a tempo indeterminato. Chi li versa quei contributi? Presumo nessuno, con grave danno per la futura giá magra pensione di un lavoratore. Inoltre è chiaro che con l'annullamento dell'articolo 18, ogni padroncino licenzierá e assumerá ogni 3 anni un lavoratore diverso, evitando a vita di versare un euro di contributo. Questo da la misura di che persone ignobili sono quelli che ci stanno governando. Tanto lo spregiudicato i suoi contributi di dirigente del nulla, dell'azienda di famiglia, se li fa versare dai cittadini contribuenti. Sono dei banditi!

  • Italiote scrive:
    alle 12:31

    Ce ne vuole per considerare una maggiorazione della tassazione del TFR unicamente come disincentivofinalizzato a tale scopo, a meno che non si vincoli la destinazione d'uso di tale "accantonamento" fiscale (cd "onere") per finalità di tutela compatibili.

  • spago scrive:
    alle 13:24

    "Questo post non è sulla libertà di scelta, è sulla maggiore tassazione. Non l’avrei scritto se la libertà di scelta avvenisse a pari condizioni fiscali."

    La maggiore tassazione non è tale, come ho cercato di spiegare, si tratta della normale tassazione che lei ha su tutto lo stipendio, del quale può decidere come le pare: usarlo, risparmiarlo, invetsirlo, fumarlo.. La minore tassazione è legata invece a un uso particolare e differito dello stipendio, deciso dall'alto: è una compensazione e un incentivo per quel particolare uso. Se quel denaro non viene destinato a quell'uso particolare e differito nel tempo, ma torna ad essere parte del normale stipendio, perchè mai dovrebbe conservare una tassazione diversa dal resto dello stipendio? non ci sono più ragioni per compensazioni o incentivi. La "libertà di scelta" è proprio ciò che fa decare il senso dello sconto sulle tasse.

    Chi lascia il denaro al datore paga lo sconto sulle tasse che riceve dando in cambio il tempo (rinuncia ad usarlo ora) e accettando di risparmiare quel denaro. Sarebbe stato poco sensato mettere alla pari chi lo prende ora con chi lo risparmia, se si vuole incenttivare il risparmio. E se non lo si vuole fare, allora tutto lo stipendio andrebbe tassato uguale.

    R. Di fatto, nella prassi, chi si fa mettere in busta paga il tfr paga di più tasse sul medesimo. Scusi, ma questo mi pare difficilmente smentibile. Quindi chi, essendo in condizioni di maggior bisogno, decide di farselo mettere in busta, paga più tasse. Quindi si fanno pagare più tasse ai bisognosi. Il che non è il massimo. Esca dalle definizioni teoriche, Spago, ed entri nella prassi: questo è quanto succede. Io sono un pragmatico. Lei?

  • Costy iL Bianconiglio scrive:
    alle 13:27

    Sono assolutamente d'accordo con Alessandro: per quanto probabilmente gli economisti riconoscano come necessaria una maggior tassazione su quanto si prende subito, lo Stato, se veramente voleva inventarsi un modo per venire incontro ai lavoratori più bisognosi, doveva anche inventarsi un modo per evitarlo. Altrimenti è uno stupido cane che si morde la coda, e il TFR anticipato, sommato alla maggior tassazione, diventa il solito "tappo provvisorio" che si mette su un sistema che continua a ricugitare tutte le schifezze che questa ottusa e scarsamente lungimirante economia ha generato.

  • barbara scrive:
    alle 14:20

    L'ignominia sta nel cambio di tassazione del tfr, che per sua natura è soggetto a tassazione separata (non agevolata), e questo perché non è maturato nell'anno di erogazione, ma lungo tutto il corso del rapporto di lavoro, per cui non è corretto che venga tassato sommandolo brutalmente al reddito dell'anno di erogazione (che facilmente determina un'aliquota più alta), ma spalmandolo sugli anni di maturazione. Anche gli anticipi di tfr sono tassati così, quindi è assurdo che questo tipo di anticipo (perché altro non è) sia sottoposto a tassazione ordinaria. Giglioli ha ragione al 100%, è automatico che questo aggravio di tassazione ricadrà solo su chi ha più bisogno immediato di denaro.

  • barbara scrive:
    alle 14:21

    *Gilioli

  • Andrea Chiari scrive:
    alle 16:15

    Usando i suoi termini diciamo che Gilioli difetta di concretezza. Che ci siano i poveracci (ma il termine è demagogico e improprio, le motivazione per cedere al "ricatto fiscale" potrebbero essere più articolate) è purtroppo una realtà. Che questi "poveracci" possano trovare (a torto o a ragione, ma non siamo in uno stato etico) una loro supposta convenienza nel prendere un po' di soldi pochi maledetti e subito è una opportunità che può far loro comodo. Che questa opzione possa comportare un onere fiscale diverso legato al cumulo di reddito sull'annualità (proporzionalmente al reddito, quindi più bassa per i redditi bassi) è un prezzo che può anche essere discusso essendoci motivazioni a favore e contro espresse anche in questa discussione. Anche io sarei dell'idea che meriterebbe un trattamento parzialmente differenziato ma non mi sembra che sia il caso di maledire lo stato strozzino. Non credo neppure, sarò ingenuo, che la motivazione del governo sia quello di tirar su qualche soldino. E' una opzione di libertà che andrebbe estesa anche ad altri settori previdenziali ed assistenziali. Certo, se gli Italiani fossero gente infantile che non aspetta altro per dilapidare le liquidazione con le scommesse, come qualche difensore dello stato etico suppone anche qui, allora bisognerebbe tutelare le famiglie con le inferriate normative. Ma mi viene in mente Fanfani che diceva alla donne: votate contro il divorzio perché altrimenti vostro marito scappa con la cameriera. Vogliamo , cavolo: da sinistra!, allargare le maglie della libertà?

  • Italiote scrive:
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    Qualcuno si chiederà perché la maggiore tassazione dei TFR non sia specificamente destinata alla creazione di una pensione integrativa di "garanzia": sempre libertà di scelta?

    Difficoltà per piccole aziende?Cosa impedisce ai piccoli imprenditori di corrispondere un salario talmente basso da indurre i dipendenti a ricorrere stabilmente alla cessione del TFR?

    La riduzione dei salari di un importo pari all'accantonamento previsto per TFR non deve essere necessariamente prevista tramite ridefinizioni contrattuali al ribasso ma potrebbe anche essere attuata impedendo rinegoziazioni al rialzo col proposito di una stagnazione dei salari sul lungo periodo.

    Naturalmente tutto teorico per la pratica non si sa in quanti si stiano attrezzando.

  • volty scrive:
    alle 17:19

    chi vende il pane sfrutta il povero che ne ha bisogno in quel preciso momento — il povero che, invece di accantonare quei soldi per tempi futuri, si trova costretto a sborsarli, per sfamarsi

    vergogna!

  • Cristina scrive:
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    Due parole sulla fonte di questa (eventuale) anticipazione. Sono soldi dei lavoratori che però, se a suo tempo non è stata effettuata una certa opzione, non sono neanche più in azienda: non era stato deciso di accentrare presso l'INPS tutto il TFR dei privati (finanziaria 2007)? E come vanno i conti dell'INPS?

  • villehardouin scrive:
    alle 17:42

    Il buffo è che si discute con il presupposto che lo stato (governo e parlamento) sia un'istituzione che opera per il bene dei cittadini e non ostaggio di gruppi di potere privato che perseguono esclusivamente i propri interessi. Vedi anche l'aumento della tassazione sui fondi pensione equiparandoli a rendite finanziarie, soprattutto dopo quello che era stato promesso!

  • volty scrive:
    alle 17:42

    cmq sto leggermente trollando, ma anche no

    cmq se questi poveracci hanno tutto sto bisogno di quei danari, vorrà dire che hanno fatto bene farglieli avere un po' prima, ne?

    l'alternativa era non averli - visto che non potevano dargleli senza interessi (tasse)

    si va verso la eliminazione del tfr forse un domani andrà tutto in una cassa di solidarietà (precari e quant'altro...)

  • Bric. 44 scrive:
    alle 18:16

    Ed: "...o di gente che vuole fare una scelta (per esempio comprare casa ora, anziché da pensionato)."

    Già senza quella porcheria del Jobs Act, chi si voleva comperar casa si poteva fare anticipare il 75% del TFR maturato, anche in era prerenziana, moltissimi si sono comperati casa dando come anticipo quella parte del TFR, e senza pagare quello che giustamente Gilioli chiama "pizzo" di stato (si pagava un' aliquota ridotta, uguale a quella che si sarebbe dovuto pagare ritirando il TFR al momento della cessazione del rapporto).

    Il fatto che questo Governo di incapaci (purtroppo con un grande seguito di ignoranti patentati) abbia inserito nella finanziaria nella voce attivi 2 miliardi di provenienti dalla tassazione del TFR, la dice tutta sul reale scopo di quella concessione.

    A parte che a mio avviso ben pochi ritireranno, a queste condizioni il TFR, e quindi anche quella sarà un' altra (una delle tante) posta che dovremo coprire il prossimo anno.

    PS Ma poi mi scusi mi tolga una curiosità ma che casa (pur considerando il solo anticipo) si potrà mai comperare con 3 annualità di TFR ?

    A voi basta che Renzi pigoli, e purtroppo lo fa 24/24 ed accettate qualsiasi cosa senza nemmeno valutare con il vostro cranio quelo che dice.

  • Vestito In Seta Alberta Ferretti Donna Acquista online su F11SfWc
    scrive:
    alle 18:34

    La maggiore tassazione per chi sceglie la liquidazione subito è assurda,nell'intento di disincentivare il prelievo,considerato che sono del dipendente non ci deve essere differenza.

    E' l'Italia ad essere un pozzo senza fondo,con le pressione fiscale esistente i servizi alla popolazione dovrebbero essere di prim'ordine, invece va quasi tutto nel magna,magna.

  • Roberto scrive:
    alle 18:56

    Beh, in realtà c'è la tassazione di base sul reddito, che è quella per tutti quelli che il reddito lo dichiarano. Poi c'è la possibilità di costruirsi una pensione integrativa, un accumulo per quando sarai vecchio, e su questo lo stato ti concede uno sgravio fiscale.Te lo concede per un motivo semplice, ti favorisce il fatto di costruirti un reddito dignitoso quando sarai in pensione per non dover diventare un peso per lo stato sociale. Chiaro che quei soldi, se li prendi prima, non serviranno per costruirti una pensione, quindi cade la premessa dello sgravio fiscale.

  • M.M. scrive:
    alle 19:00

    Boh, io non mi sono ancora informato sull'argomento, ma in effetti non capisco le obiezioni, perlomeno da un punto di vista logico. Se effettivamente la tassazione aumenta per chi chiede l'anticipo è un po' un non senso, dato che lo scopo è la necessità di aiutare chi è più in difficoltà e subito; proposte alternative più valide ci saranno state immagino. Mi sembra il solito giochetto dove lo Stato ti da una mano e si riprende l'aiuto con l'altra. E dice bene Gilioli quando pone che la libertà di scelta sarebbe tale se i bisognosi non avessero la tassa aumentata, che poi in pratica la 'scelta' riguarderebbe solo chi ha difficoltà economiche, chi se lo può permettere non credo si ponga neppure il problema.

  • Pantalone Blumarine Donna Acquista online su VVdAuAtn7
    scrive:
    alle 19:38

    [...] viaIl Tfr e la libertà del bisogno – Piovono Rane – Blog – L’Espresso. [...]

  • eduardo d'errico scrive:
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    @Andrea Chiari, "Tra ricco e povero, Tra forte e debole, tra padrone e servo, quello che opprime E' LA LIBERTA'... ( Henri Lacordaire, gesuita francese, 1850 circa) .

  • Cordy scrive:
    alle 00:13

    TFR in busta paga.

    A patto che abbia una busta paga, che abbia diritto al TFR, e che, soprattutto, paghi più tasse. Una manovra a costo zero, che permetterà ad un paio di persone di far girare l'economia di iphone, ipad, televisori e mobili dell'ikea.

    Un piano geni(t)ale.

  • Cordy scrive:
    alle 00:19

    La finanziaria dei 5 stelle, con il reddito di cittadinanza.. e copertura in bilancio.. non merita riflessioni.

    Merita riflessioni questo pacco con mattone.

  • urgente necessità scrive:
    alle 00:20

    e libertà del bisogno: When you gotta go, you gotta go.

    Venendo al serio: Renzie dovrebbe fare una corsa in auto con Paul Krugman, che in limousine a Tokyo pare abbia convinto il primo ministro giapponese a non ricorrere - per ora - al grosso aumento della tassa sui consumi che ovviamente colpisce i poveracci. Giorni fa alle urne l'astensione è stata storica e il partito comunista ha più che raddoppiato il numero dei seggi. Banzai!

  • Fabio scrive:
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    Io ho preso il tfr a gennaio 2014 ed ho pagato la stessa aliquota dello stipendio. La media degli ultimi 5 anni (anni in cui lo stipendio non è aumentato...). Solo in particolari casi si potrebbe avere un beneficio di pochi punti percentuali. Se non so vuole fare solo polemica perché si deve fare... facciamo anche degli esempi economici per fare un confronto serio tra la possibilità di prendere il tfr in busta o a fine lavoro. Buon natale

  • Cristina scrive:
    alle 08:50

    Ho qui davanti a me le buste paga di un lavoratore abbastanza privilegiato (mi ha già detto che non intende farsi mettere il TFR in busta). Il suo TFR aumento di 420 euro lordi al mese, pari a 340 euro netti, con un prelievo (allo stato solo virtuale) inferiore al 20%. La sua ritenuta alla fonte per il 2014 è stata superiore al 32%. Direte: qui ci sono in ballo belle cifre, questo qui non è un poveraccio e infatti non prende neanche gli 80 euro; ma anche questo che non è un poveraccio cosa risolverebbe con altri 280 euro in tasca ogni mese per tre anni?

  • Giovanni scrive:
    alle 09:04

    Questa misura economica non mi piace perché sollecita le persone a consumare di più e riduce la propensione al risparmio . Non avrà un grande effetto. Interesserà una piccola aliquota di lavoratori. Detto questo, non condivido il giudizio di Gilioli sullo Stato strozzino. Mi sembra una esagerazione giornalistica.

  • Carlo Rossimani scrive:
    alle 09:30

    che palle questi post.

    se uno è un poveraccio non ha un lavoro dipendente e non ha il tfr e quindi il problema non si pone. La gente di cui parla lei si tratta di gente che vive nel bisogno... di andare al bar a giocare al gratta e vinci. e comunque non è che le tasse si raddoppino si tratta di uno o due punti pecentuali.

  • massimo mantellini scrive:
    alle 11:38

    Io Alessandro non so molto delle faccende fiscali. Ma mi pare che a monte ci sia una domanda: vogliamo che i lavoratori decidano autonomamente quando usufruire di una quota dei propri soldi? Si/no. Chi deciderà di farsi pagare ora pagherà più tasse? Ok, e quindi? È una opzione, ognuno deciderà con la sua testa. È un ladrocinio dello Stato kattivo? Non mi pare (se sapessi fare farei un paragone di quanto costi farsi prestare gli stessi soldi da una finanziaria). Io in questo ragionamento ci vedo qualcosa di molto vecchio e decaduto, la solita grande ala protettiva dello Stato che conosce il bene dei cittadini meglio dei cittadini stessi.

    R. Attenzione, Massimo, perché è una reazione intellettualmente un po' pigra - con permesso - quella di incanalare questa discussione nella vecchissima diatriba ideologica della «libertà individuale versus lo stato paternalista». Perché qui non si discute la libertà di scelta, bensì la maggiore tassazione imposta a coloro che faranno una delle due scelte, cioè (nel caso) coloro che hanno più bisogno e più urgenza. Come ho già detto, io non sono affatto contrario alla libertà di scelta, se avviene in un contesto in cui il lavoratore è correttamente informato di ciò che sta facendo e se non viene penalizzato in termini fiscali dall'urgenza e dal bisogno. Sennò diventa una forma pur morbida e lieve di strozzinaggio: e, come noto, anche quella di rivolgersi agli strozzini potrebbe essere brandita come libertà di scelta, non essendo nessuno obbligato a farlo se non dal bisogno e dall'urgenza. Ecco: io credo che la libertà di scelta ("ognuno deciderà con la sua testa") è davvero tale - nella concretezza del reale - quando una scelta non viene imposta dal bisogno e dalla sua urgenza. Sennò non è più vera libertà: anzi, è costrizione.

  • Andrea Chiari scrive:
    alle 11:56

    Al reazionario D'Errico puzza l'ideale progressista e di sinistra della libertà e trova citazioni adatte a lui. Chi è stalinista dentro si vede.

  • eduardo d'errico scrive:
    alle 12:08

    Quando l'ex comunista Andrea Chiari sente parlare di padroni e servi, di ricchi e poveri, di forti e deboli sente fischiare le orecchie. Lui da tempo ha scelto"la libertà", che maschera di merito le eterne gerarchie economiche, sociali e culturali, contro le quali, per quelli come lui, ribellarsi è vano. Rassegnarsi, adattarsi, sopire, troncare.. Chi è morto dentro si vede.

  • Livia scrive:
    alle 12:13

    @ Andrea Chiari 22 dicembre 2014 alle 11:56: lì invece si vede chi è ignorante, dentro e fuori.

    @blogmaster: "Ecco: io credo che la libertà di scelta (”ognuno deciderà con la sua testa”) è davvero tale – nella concretezza del reale – quando una scelta non viene imposta dal bisogno e dalla sua urgenza. Sennò non è più vera libertà: anzi, è costrizione." Assolutamente giusto. Questa "opportunità" non è che l'obbligo nato da sciagurate scelte fattesi stato di politica economica, monetaria, sociale che si richiamano appunto alla farsesca presupposta "libertà" di chi, a causa di queste stesse scelte, si trova nel bisogno. Che perciostesso non ha alcuna libertà. Altro che stato oppressore vs individuo libero!

  • Cristina scrive:
    TOP PLISSÈ MOTIVO A POIS wumiCzO3O

    E, sempre per chi ha la fortuna di una busta paga, altro regalino è l'aumento della fiscale sui fondi pensione

  • Francesco scrive:
    alle 13:00

    Sono d'accordo con Lei ma si ricordi anche che vi sono molte aziende (edilizia, impiantistica, FOTOVOLTAICO, negozi, cessionarie di rami d'azienda) che le liquidazioni non le hanno mai pagate! Per i dipendenti di queste aziende criminali, poter disporre del dovuto anche a fronte di una giusta tassazione è una bella soddisfazione. Alla faccia di chi ha sempre fatto impresa rubando. Per il resto comunque, confermo che la Sua analisi è corretta. Francesco

  • Ruggero Veronese scrive:
    alle 13:46

    Ma che discorso è? Sarebbe una truffa se non si potesse scegliere cosa fare, ma visto che ognuno è liberissimo di restare nella situazione precedente a me pare una cosa sacrosanta avere ALMENO il diritto di scelta su quello che si vuole fare. Che lo stato incassi di più in tasse è vero, ma questo non rende sbagliata la norma di per sé.

    R. Le chiedo scusa, signor Veronese, ma ho risposto in almeno altri due o tre commenti a questa visione (secondo me) molto superficiale. Incentrando la questione non sulla libertà di scelta (che se fosse reale andrebbe benissimo) ma sul meccanismo fiscale che impone maggiori tasse a chi è obbligato dal bisogno a fare una scelta. Può non concordare, ma se non legge le argomentazioni in replica non aiuta il dibattito a fare un passo in avanti.

  • enzo20 scrive:
    Portafogli Uomo Yves Saint Laurent ocrLX6nYh

    Libertà per libertà, perchè i lavoratori pubblici non possono accedere all'anticipo sulla liquidazione? Segno evidente di un governo che ormai si comporta più o meno come i banditi da strada, taglieggiando i passanti più indifesi pur di far cassa, e millantando la definitiva rovina, precarizzazione e proletarizzazione dei lavoratori come epocale riforma post-ideologica. L'nica precarietà è quella di chi non ha conoscenze; vedete come gente tipo Fornero, Monti, LaRussa, tutti con discendenti straabbondantemente sistemati pe le prossime venti generazioni, predicano il superamente del posto fisso, mentre la loro figliolanza occupa manu militari tutte le poltrone possibili, non sia mai che i figli di qualche lavoratore dipendente possano metterci sopra il sedere...

  • mumonkan scrive:
    alle 16:43

    A fake “choice” is no choice at all... Il trucco della libertà di scelta che si da ai bambini per non farli irritare con un diniego. Al bambino viene data la possibilità di scegliere tra "A" e "B" (ma non "C") dando loro l'illusione del controllo.

  • Claudio Quibrino scrive:
    alle 17:38

    "In sostanza, lo Stato lucra sul bisogno urgente delle fasce più malmesse dei lavoratori dipendenti. E lo fa contrabbandando quest’operazione come scelta di libertà."

    Se lo Stato volesse dare vera dimostrazione di serietà verso i più bisognosi credo che la soluzione più semplice, per evitare tutto ciò, sia quella di limitare "questa libertà" ai soli redditi più bassi con lo stesso tasso del normale TFR. Metodo molto semplice che dimostra ampiamente, non adattandolo, la malafede dello Stato.

  • fvsimply scrive:
    Vestito Lungo Barbara Casasola Donna Acquista online su gCxA34C

    Condivido in pieno la tesi esposta da Alessandro Gilioli, che non necessita di ulteriori commenti dato che il titolo è di per sè esplicativo. Questa è una caramella biecamente classista con un retrogusto al veleno. Chi ritenga possa essere una scelta utile, vantando il diritto racchiuso nel concetto "i soldi sono miei e debbo averli quando voglio", però non venga a raccontare frottole sul principio del'autodeterminazione, chè se la moltitudine avesse avuto la possibilità di scegliere se versare i contributi previdenziali o tenerseli come salario corrente, oggi non avremmo un sistema pensionistico, non certamente il lavoratore comune, da sempre afflitto dal problema di arrivate a fine mese.

  • Annamaria#1 scrive:
    alle 23:21

    Condivido interamente il post di Gilioli. Strozzinaggio: nient'altro che strozzinaggio praticato sulla pelle di chi è più debole. E, quel che è peggio, pubblicizzato a testate unificate come bella politica.

  • gregor scrive:
    alle 00:31

    Invito tutti a leggere quanto sarebbe l'ammontare di tasse per un lavoratore della classe media. meno di 200 euro per farsi anticipare parte del tfr...

    Prima di fare i complottare e quelli informati, invito a informarvi. La cosa più interessante è che quelli che critiano Renzi, che si sentono superiori, che si sentono di sinistra, vivono iuna realtà diversa basata su numeri farlocchi. Per dare contro a renzi cadono nell'ignoranza pura.

  • YASHINE Fornarina 6Dncu
    scrive:
    alle 08:46

    [...] di Alessandro Giglioli – “Piovono Rane” – L’Espresso, 21/12/2014 [...]

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